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Toxoplasmosi: un verdetto di assoluzione per i gatti
Inserito il 30 settembre 2000 da admin. - infettivologia - segnala a: facebook  Stampa la Pillola  Stampa la Pillola in pdf  Informa un amico  



Una malattia insidiosissima per il feto se contratta durante la gravidanza. Ma la vicinanza dei felini domestici, spesso additata come tramite principale, non ne è responsabile
18.09.2000 Le Scienze. Le donne gravide possono smettere di temere i gatti per ciò che riguarda il rischio di contrarre la toxoplasmosi. Dovrebbero preoccuparsi piuttosto delle carni ingerite, della pulizia delle proprie mani e in generale delle condizioni igieniche ambientali, soprattutto se in visita in paesi esteri. Lo dice una ricerca condotta in sei città europee (Napoli, Losanna, Copenaghen, Oslo, Bruxelles e Milano) su oltre mille donne gravide, (252 infette e 858 di controllo) i cui risultati sono stati pubblicati recentemente sul British Medical Journal (BMJ 2000;321:142-147). La toxoplasmosi non è nociva per la madre, ma può essere trasmessa al feto e danneggiarlo - ricorda Augusto Enrico Semprini, ginecolo e infettivologo che ha partecipato alla ricerca - il rischio di trasmissione al feto è del 33 per cento e un feto infetto su dieci sviluppa danni importanti.
Per infettarsi con il Toxoplasma gondii occorre ingerirne le oocisti, che possono essere presenti nelle feci di gatti a loro volta infetti. Di per sé vivere tra i gatti non comporta quindi rischi particolari di contrarre la malattia; basta adottare un minimo di precauzioni quando si tocca la loro cassettina igienica. A proteggere dalla trasmissione oro-fecale sono più che sufficienti le normali regole igieniche: usare i guanti, lavarsi le mani. Inoltre, il gatto può liberare cisti di toxoplasma con le feci solo se si trova in fase di infezione acuta, che dura circa due-tre settimane, un'unica volta nella sua vita. Scartato dunque il micio, rimangono le vere possibili origini di infezione. Secondo questa ricerca, sono in primo luogo le carni (dal 30 per cento al 63 per cento dei casi). Non soltanto la carne cruda nella tipica forma del carpaccio, come è abbastanza noto, ma tutta la carne cruda o poco cotta (bovina, ovina, cacciagione eccetera), dalla bistecca al sangue, alle salsicce, i salumi, la bresaola o il prosciutto crudo e le carni precotte, il cui consumo si sta diffondendo. Anche toccare il terriccio per esempio facendo giardinaggio, espone al contatto con le cisti del protozoo (dal 6 al 17 per cento dei casi esaminati; con il 6-7 per cento dell'Italia, dove evidentemente il giardinaggio non è molto praticato, e il 17 per cento degli altri paesi). Pure in questo caso sono utili semplici norme igieniche: di nuovo, usare i guanti e lavarsi le mani. Tra gli altri rischi evidenziati dallo studio c'è il soggiorno in paesi con scarso livello di igiene e, meno frequentemente, il consumo di latte non pastorizzato. Le verdure poco lavate possono essere una fonte di infezione, ma lo studio non ha esaminato questo aspetto.
La ricerca ha anche valutato il livello di informazione su questa malattia, verificando che molte donne citano il gatto come fattore di rischio e poche conoscono correttamente le varie possibilità di infezione. Gli autori invitano dunque le autorità sanitarie a informare esaustivamente su questo argomento, ricordando che è aumentato il numero di donne che arrivano alla gravidanza senza avere avuto l'infezione in precedenza (probabilmente a causa delle migliorate condizioni igieniche generali). Come succede ai gatti, anche gli esseri umani si infettano una sola volta nella vita e dunque bisognerebbe controllare gli anticorpi al Toxoplasma gondii prima del concepimento, per evitare in questo modo ansie durante la gravidanza. Anche le precauzioni igieniche e alimentari andrebbero messe in pratica sin da quando si decide il concepimento.

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