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La determinazione del sesso: genetica o ambientale?
Inserito il 26 febbraio 2001 da admin. - andrologia - segnala a: facebook  Stampa la Pillola  Stampa la Pillola in pdf  Informa un amico  



E’ stato riportato su "Sessuologia news" un caso molto particolare, di notevole interesse sia scientifico che umano, che ha fatto scalpore negli anni passati ma che e’ poco conosciuto al di fuori del ristretto ambito degli addetti al settore sessuologico.
Viene riferito il caso di Brenda Reimer, una ragazza sedicenne di Winipeg (USA) che decise di cambiare sesso e di farsi ragazzo, assumendo il nome di David.
La cosa di per s non rivestirebbe interesse particolare, se non per un fatto: David-Brenda aveva un gemello monovulare (e quindi identico) se non per il fatto che si trattava di un gemello maschio.
Tale particolare urta chiaramente contro tutti i principi della genetica conosciuti finora: e’ ben noto come due gemelli monovulari debbano essere assolutamente identici per tutte le caratteristiche trasmesse geneticamente, quindi anche nel sesso.
Il problema in effetti aveva avuto origini iatrogene: Brenda, alla nascita, era in realta’ un maschietto ed era stato battezzato col nome di Bruce. Nel realizzare, poco dopo la nascita, la circoncisione, si era verificato un incidente chirurgico che aveva privato il neonato del pene. Il chirurgo aveva allora ritenuto che la soluzione piu’ opportuna fosse la riassegnazione coatta del sesso, secondo il principio che e’ meglio una femmina costruita in sala chirurgica che un maschio castrato.
Questa vicenda venne descritta in un libro nel 1972 da Money che lo dipinse come un grande successo della medicina: un triplice accordo realizzato tra chirurghi, psicologi e i genitori dei bambini, che avevano acconsentito ad attribuire il nuovo sesso anatomico al piccolo.
Furono programmate una serie di correzioni chirurgiche, mentre i genitori sarebbero stati istruiti ed aiutati a condurre per Bruce-Brenda un’educazione al femminile: quando Brenda aveva gia’ 5 anni, pur essendo evidente che si trattava di una bambina con tratti da maschiaccio, le veniva insegnato ad essere gentile, calma e composta come una signorina, e ad assumere atteggiamenti di tipo femminile in ogni occasione.
E’ ben evidente che una situazione del genere, data la delicatezza dei risvolti psicologici ed emotivi, sarebbe dovuta rimanere assolutamente in ambito molto ristretto, anche per non turbare la crescita di Brenda, che ne era del tutto ignara; l’ interesse per l’ eccezionalita’ del fatto, nonche’ alcuni interessi economici speculativi, lo trasformarono in un evento pubblico. Questo poi non venne limitato alle sole comunicazioni scientifiche ma messo a disposizione del grande pubblico addirittura attraverso la televisione. Brenda venne cosi’ a sapere la verita’ sulla sua vicenda e dopo pochi anni pretese di riavere il sesso maschile e un compenso per i danni subiti.
Sull’evento e’ stato scritto un secondo libro ad opera di un giornalista (John Colapinto) che ha messo soprattutto in evidenza la contrapposizione ideologica tra coloro che ritengono che l’attribuzione del sesso sia un evento tipicamente e costituzionale e genetico e coloro che invece ritengono che sia fondamentale in questo l’influsso educativo.
Il caso di Bruce-Brenda-David sembrerebbe dare ragione agli "innatisti" in quanto l’ educazione, pur organizzata con ogni possibile appoggio e con la consulenza di numerosi specialisti, non e’ riuscita a trasformare psicologicamente il soggetto in un membro del sesso opposto.
Un caso del genere, pero’, e’ evidentemente molto raro a verificarsi e potrebbe essere preso come paradigma ma, proprio per la sua unicita’ non permette di giungere ad una conclusione univoca. Le scuole moderne ritengono che siano indispensabili entrambi i fattori: l’identita’ di genere si costruisce su una base genetica e probabilmente ha bisogno sia di un corpo idoneo a sopportare quell’ identita’, sia di una educazione che possa attribuirgli un reale significato.
Il problema, tuttavia, rimane ancora aperto, e probabilmente il caso di Bruce-Brenda-David fara’ discutere ancora a lungo.

Daniele Zamperini; fonte: G. Rifelli "Sessuologia News" Gennaio-Febbraio 2000 – anno VIII n. 1


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