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Trasmissione da madre a figlio del virus dell'epatite C inizia nell'utero
Inserito il 07 ottobre 2005 da admin. - epatologia - segnala a: facebook  Stampa la Pillola  Stampa la Pillola in pdf  Informa un amico  

Nella metà dei casi la trasmissione dalla madre al figlio dell'infezione da HCV avviene già in utero.

Nella metà dei casi, la trasmissione madre-figlio del virus dell'epatite C (Hcv) avviene in utero; nei casi restanti l'infezione sembra avvenire durante il parto, con scarse prove di trasmissione post-parto. La conoscenza del momento in cui avviene la trasmissione del virus è importante per lo sviluppo di strategie atte a prevenire il problema. La modalità del parto ed il sesso del neonato non risultano associati alla positività della PCR nei primi tre giorni di vita, a differenza del basso peso neonatale e dell'infezione con virus di genotipo 1. Il trattamento della madre con terapia antivirale non è purtroppo possibile, in quanto diversi degli agenti implicati sono controindicati in gravidanza. Se però dovesse rendersi disponibile una qualche forma di trattamento, essa dovrebbe essere iniziata nelle fasi precoci della gravidanza dato l'elevato tasso di trasmissione intrauterina.

Fonte: Arch Dis Child 2005; 90: F156-60)

Commento di Luca Puccetti

La trasmissione materno-fetale dell'infezione da virus dell'epatite C avviene in circa il 10% dei casi ed è più frequente se coesiste un'infezione da HIV HIV. Uno studio (1) prospettico di coorte dell' European Pediatric Hepatitis C Network 54 neonati da madri infette sono stati testati entro tre giorni dalla nascitra per HCV mediante PCR. Il 31% dei neonati testati è risultato positivo indipendentemente dall'età gestazionale o dalla modalità di espletamento del parto. Al contrario, il peso dei neonati infettati è risultato significativamente inferiore a quello dei non infettati. L'allattamento al seno è risultato associato con una marginale riduzione della percentuale di bambini infetti. Nessuno dei bambini nati da madri PCR negative è risultato positivo alla PCR a 4 settimane ed il genotipo I è risultato associato, anche dopo aggiustamento per i fattori confondenti, con un maggior numero di neonati infetti. Nei bambini che erano risultati negativi alla nascita l'età media della prima positivizzazione è risultata di 3,9 mesi.

1) Obstet Gynecol Surv;60(9):572-574.

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