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L’INCIDENTE

Categoria : professione
Data : 17 settembre 2022
Autore : admin

Intestazione :

Talvolta i medici giovani vengono gettati nella professione senza un' adeguata istruzione pratica, e talvolta senza conoscenza approfondita dei meccanismi e delle responsabilita' che regolano la professione sul territorio. Per fortuna non e' sempre cosi'...



Testo :

Era mattina presto, era domenica, mi sentivo in pieno diritto di prendermela comoda, perciò me ne stavo beatamente seduto in cucina aspettando che la Moka mi annunciasse, borbottando, di aver fatto il suo dovere.
Avevamo fatto la pace da molto tempo: io mi ero reso conto che la caffettiera, essendo femmina, non poteva fare a meno di brontolarmi dietro, tutte le mattine. Lei però, in cambio della mia stoica sopportazione, mi dava un caffè che meritava il paradiso.

Me ne stavo così, rilassato e sognante, quando la pace venne interrotta dallo squillo sgraziato del telefono.

“Ma chi può essere?” mi chiesi, impensierito. Non erano molti a conoscere il mio numero telefonico, e una telefonata a quell’ ora poteva significare solo problemi.
Per questo alzai la cornetta e feci un “Pronto” piuttosto seccato. Poi cambiai subito stato d’ animo quando mi resi conto che all’ altro capo c’era il maresciallo Parrocchi.

Parrocchi era il mio carabiniere preferito, il rappresentante della legge investito del compito di tenere nell’ ambito giusto gli abitanti della borgata; io, il Sachem, ero più o meno ufficialmente quello che si occupava di tener buono chi dirazzava nell’altro ambito. Alla fine eravamo diventati quasi amici.

“Sachè – mi fece subito, senza preamboli – mi serve il tuo aiuto. Mi devi trovare subito, immediatamente, un medico disponibile”.
“Ma come – cercai di ribattere – c’è Casimiri, poi c’è Salvatore”.
“Introvabili – fu la secca risposta – è domenica e credo che tutti i medici siano andati insieme in gita fuori città. Però a me ne serve uno immediatamente!”
“Ma perchè? “ ero ancora sonnolento, mi resi conto solo allora che aveva un tono di vera urgenza.
“Devono vedere un cadavere – rispose, in tono seccato per il mio rimbambimento – c’è stato un incidente stradale grave nella strada che porta al Raccordo Anulare. Una ragazza in motorino è andata contromano ed è finita sotto un autobus. È morta, non c’è dubbio, ma non possiamo spostare il cadavere finchè un medico non ci certifica il decesso. E intanto il traffico minaccia di andare in tilt: tutti quelli che vogliono prendere il Raccordo si trovano bloccati; è venuta un’ ambulanza ma ci sono solo infermieri… La Guardia Medica è impegnata con un caso gravissimo… Insomma – quasi gridava – lo conosci o no un medico disponibile qui vicino?”.

Ero diventato lucido di colpo. Mi misi a pensare intensamente scorrendo una lista di nomi e scartandoli quasi tutti, per un motivo o per l’ altro.

“C’è la Patty – dissi dopo qualche secondo – abita abbastanza vicino, è molto giovane ma disponibile, però inesperta, lavora solo da poco…”.
“ Ma chissenefrega! – Parrocchi quasi gridava – È laureata? Può fare un certificato? Questo voglio!!!”

Gli diedi l’ indirizzo, lui disse che avrebbe mandato una gazzella a prenderla.
Io, con un pò di rimorso per aver coinvolto la giovane dottoressa, cercai il suo numero e la chiamai immediatamente.

“ Patty - le feci appena rispose – vestiti in fretta, hanno bisogno di te!” E cercai di spiegarle in fretta la situazione.

“Oddio Sachè, ma che hai fatto! Io lavoro da poco, che ne so di queste cose? Nononooo! Io dirò ai carabinieri che non me la sento, che oggi è giorno di riposo, che mi rifiuto. – fece una pausa – Mi posso rifiutare, vero Sachè?”

“Eh, no – feci, contrito – in questi casi diventi ufficiale di Polizia Giudiziaria o qualcosa di simile, non puoi rifiutarti. Ma perchè – aggiunsi pensoso – ti preoccupi tanto?”.

Lei strillava, quasi isterica “ Ma io non ho mai visto una morte violenta. Non so come si fa un certificato in questi casi. Cosa ci devo scrivere, come lo devo fare…”.

Lei strillava, io gridai più forte di lei, ringhiando e tirando fuori la voce imperativa del Sachem “Basta protestare! Devi farlo!”
A questo punto però, rendendomi conto della sue difficoltà abbassai la voce e addolcii il tono
“Patty, non c’è nulla che tu non sappia fare: ti suoneranno i Carabinieri, tu esci con loro portandoti borsa e ricettario. Goditi la corsa a sirene spiegate, che non capita tutti i giorni e, quando arrivi lì scendi dalla macchina con l’ aria sicura di chi queste cose le sa fare tutti i giorni. Poi vai al cadavere, immagino che si veda subito che la ragazza è morta: tu guarda il maresciallo con aria di chi ha capito subito tutto, poi prendi lo stetoscopio.
Appoggerai lo stetoscopio al petto, le sentirai il polso farai le altre cose che fate voi medici poi ti alzerai ‘Scusate – dirai – si vedeva subito, ma dovevo fare il mio dovere”.

La sentivo respirare profondamente nella cornetta.

“ Prendi il ricettario e scrivi “certifico di aver constatato il decesso di… e se non sanno chi sia scriverai ‘ del corpo femminile rinvenuto in via tale, eccetera. Segui i suggerimenti di Parrocchi, di lui ti puoi fidare”.
Sullo sfondo si sentì lo squillo del campanello.
“ Patty, quando avrai finito, fatti da parte mia il segno della croce: ricorda che stamattina qualcuno ha perso una figlia!”.
Il campanello suonò di nuovo, impaziente. Con un frettoloso “ciao” Patty riattaccò.

Tornai davanti ai fornelli, la mia Moka brontolona, con tempismo perfetto, stava cominciando appena a farsi sentire. Feci colazione soprappensiero, un pò pentito di aver magari messo nei pasticci una brava persona. Raccontai la cosa ad Annabella, ma anche lei non aveva ricette capaci di farmi passare quella brutta sensazione. Il telefono squillò un paio di volte, ma non era ciò che aspettavo.

Fu solo verso sera che sentii la voce di Patty nella cornetta.
“Sachè, che cosa incredibile! Ti devo proprio ringraziare! Io all’ inizio tremavo dentro ma poi, quando ho cominciato, non recitavo più. Ho sentito la carica che mi saliva dentro, ho sentito che io ero io, la sola che poteva fare quella cosa, mi sono sentita autorevole come se in quel momento, di colpo, fossi diventata adulta ed esperta, e credo che all’ esterno si vedesse… Non era solo scena, Sachè, ero proprio io! Sentivo di essere un medico, serio, autorevole… E gli infermieri mi guardavano lavorare a bocca aperta, e i carabinieri mi hanno trattata con un rispetto che non avrei mai creduto. Parrocchi, salutandomi, mi ha stretto la mano dicendo “ Grazie, dottoressa, magari tutti fossero come lei…”.

Era felice ed esultante, si sentiva.

“ Ti rendi conto, Sachè, ho tirato fuori tutto ciò che durante gli studi avevo immagazzinato dentro di me, e con le nozioni mediche ho tirato fuori pure una forza di carattere che non sapevo di avere. In quel momento mi sono sentita finalmente un “vero” medico, non una novizia alle prime armi.

Però – abbassando la voce, quasi vergognandosi – a un certo punto è arrivata di corsa la madre della ragazza. Una donna di borgata, scompigliata, che gridava il nome della figlia. Piangeva a dirotto; io l’ ho trattenuta perchè non la vedesse in quelle condizioni e, trattenendola, ci siamo abbracciate.
Piangeva sulla mia camicetta e io mi sono messa a piangere con lei. Sachè – un tono quasi di scusa - io dovevo rimanere professionale e distaccata, ma proprio non ce l’ ho fatta”.

Pensai che Patty quel giorno aveva imparato in modo magari doloroso, quello che sarebbe stato il suo ruolo futuro: un medico, professionale quando serve ma umano quando la coscienza glielo richiede.
Capace di curare i malati, aver pietà dei morti e consolare chi resta.
Un medico “vero”.
E, dentro di me, mi tolsi il cappello davanti a lei…

Daniele Zamperini- 2022 -



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stampato il 25/09/2022 alle ore 06:11:55