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Il punto sulla pertosse |
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Inserito il 03 aprile 2025 da admin. - infettivologia - segnala a:
Diagnosi, terapia e prevenzione della pertosse
La pertosse è caratterizzata da una prima fase catarrale indistinguibile da altre infezioni respiratorie, da una fase parossistica e da una fase di convalescenza. Durante la fase parossistica si verificano gravi episodi di tosse (generalmente di tipo secco e non produttivo) che seguono l'espirazione e che spesso causano il vomito. Nei bambini si possono avere anche episodi di inspirazione convulsa dopo la tosse. La volenza della tosse è tale che può provocare emorragie retiniche o sclerali e rotture costali. Si può avere, ma non necessariamente febbre, di solito non elevata. Nei bambini piccoli una complicanza temibile è l'asfissia.
Mentre i dati clinici ed epidemiologici possono essere utili a fini diagnostici, il gold standard rimane il test a catena della polimerasi (PCR) che ha una sensibilità molto elevata che può arrivare al 100% (anche la specificità è molto elevata). Altri test (come quello enzimatico) sono poco sensibili. La coltura del tampone naso-faringeo risulta positiva in circa l'80-90% dei casi ma il risultato necessita di tempo per cui il test risulta poco pratico ai fini diagnostici immediati. Si può riscontrare leucocitosi e linfocitosi (che però non sono di ausilio diagnostico). La radiografia del torace mostra reperti aspecifici, ma può essere necessaria (soprattutto nei bambini molto piccoli) per escludere una polmonite concomitante.
Il trattamento si basa sulla terapia antibiotica. Farmaco di scelta è un macrolide come l'azitromicina per 5 giorni, che è consigliata anche nella profilassi post-esposizione da fare entro 3 settimane dall'esposizione stessa nei soggetti a rischio elevato come i familiari conviventi, le gravide, i bambini molto piccoli e il personale sanitario o le persone fragili. Molti ceppi di Bordetella hanno sviluppato resistenza sia alla penicillina che alle cefalosporine. L'azitromicina è l'antibiotico di scelta anche nei bambini molto piccoli e nei lattanti, anche se sono stati segnalati casi di associazione tra macrolidi e sviluppo di stenosi ipertrofica del piloro in questo sottogruppo di pazienti. Circa il 30% dei bambini con meno di 12 mesi di età necessita di ricovero ospedaliero. Alla terapia antibiotica si possono affiancare terapie di supposto (come per esempio l'aspirazione di muco) mentre altri trattamenti (tra cui cortisonici e beta 2 stimolanti) non sono raccomandati.
La prevenzione della malattia si basa sulla vaccinazione. Va considerato che l'immunità conferita dal vaccino non è permanente perchè si tratta di un'immunità di tipo sistemico, mentre lo è quella dovuta all'infezione naturale che porta allo sviluppo di immunità locale da immunoglobuline A che esercitano un'azione protettiva sulle mucose respiratorie.
Renato Rossi
Bibliografia
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