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Tromboembolismo venoso nei pazienti con neoplasia
Inserito il 19 febbraio 2026 da admin. - oncologia - segnala a: facebook  Stampa la Pillola  Stampa la Pillola in pdf  Informa un amico  

Nei pazienti con cancro in fase attiva e tromboembolismo venoso una dose ridotta di apixaban si è dimostrata efficace nel lungo termine a prevenire gli episodi trombotici riducendo il ischio emorragico rispetto alla dose standard.

Nei pazienti con cancro attivo e tromboembolia venosa (TEV) si consiglia un trattamento prolungato con anticoagulante per evitare le recidive. Tuttavia, poiché questa strategia comporta un aumento del rischio emorragico, ci si è chiesti se sia possibile usare una dose ridotta di anticoagulante.

Per questo motivo è stato effettuato uno studio randomizzato e controllato denominato API-CAT (Apixaban for the Extended Treatment of Cancer-Associated Venous Thromboembolism) che ha arruolato 1766 pazienti che avevano un cancro in fase attiva e un episodio di TEV e che avevano già completato un ciclo di 6 mesi di anticoagulazione. I partecipanti sono stati trattati per circa 12 mesi con apixaban (2,5 mg x 2/die oppure 5 mgx2/die).

L’endpoint primario (TEV ricorrente fatale o non fatale) si è verificato nel 2,1% dei pazienti trattati con dose ridotta e nel 2,8% di quelli trattati con dose piena, dimostrando la non inferiorità della dose ridotta. Per quanto riguarda la sicurezza, il sanguinamento clinicamente rilevante è risultato significativamente inferiore nel gruppo a dose ridotta (12,1% vs 15,6%).
La mortalità complessiva è stata simile nei due gruppi.

Che dire?
Si tratta di uno studio importante, di tipo randomizzato e controllato, che dimostra come sia possibile usare una dose ridotta di anticoagulante riducendo gli episodi emorragici senza penalizzare l'efficacia antitrombotica. La scelta di includere pazienti dopo almeno 6 mesi di terapia riflette bene uno scenario di “anticoagulazione estesa”, spesso poco supportato da evidenze. I risultati suggeriscono che la dose ridotta di apixaban potrebbe diventare una strategia preferenziale nei pazienti oncologici stabili, consentendo di bilanciare meglio efficacia e sicurezza. Tuttavia, resta importante considerare che la popolazione dello studio era eterogenea per tipo e stadio di neoplasia, e che i risultati potrebbero non essere generalizzabili a pazienti con tumori a elevatissimo rischio trombotico o emorragico.


Renato Rossi


Bibliografia


Mahe I, Carrier M, Mayeur D, et al. Extended Reduced-Dose Apixaban for Cancer-Associated Venous Thromboembolism. N Engl J Med. 2025 Mar 29. doi: 10.1056/NEJMoa2416112.

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