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Problemi di classificazione per gli alimenti ultraprocessati
Inserito il 02 luglio 2026 da admin. - professione - segnala a: facebook  Stampa la Pillola  Stampa la Pillola in pdf  Informa un amico  

Le classificazioni degli alimenti cosiddetti ultraprocessati (UPF) non sono tutte uguali e, come e’ intuibile, classificazioni diverse possono indurre a considerazioni diverse, sia dal punto di vista commerciale che salutistico.

Nel dibattito pubblico sugli UPF, la classificazione NOVA
(https://elearning.uniroma1.it/pluginfile.php/1442050/mod_resource/content/1/NOVA%20e%20alimenti%20ultra-processati.pdf)
viene spesso presentata come uno standard consolidato, ma in realtà, non è l’unico sistema usato per classificare gli alimenti e neanche, come sostengono alcuni, il più affidabile da un punto di vista scientifico.

NOVA, come e' noto, suddivide gli alimenti in quattro gruppi in base alla natura e al presunto processo industriale, e gli “UPF” sono definiti come formulazioni industriali ottenute da sostanze derivate da alimenti e additivi, con limitata presenza di alimento intero.

Tuttavia altri sistemi di classificazione usano criteri differenti basati sulle trasformazioni tecnologiche o sulla presenza di ingredienti “non domestici”. Cosi’ lo stesso alimento può essere considerato “altamente processato” in un sistema e non esserlo in un altro.

Una revisione comparativa pubblicata sullo European Journal of Clinical Nutrition ha evidenziato incongruenze sostanziali nella classificazione, e un’ altra indagine riportata dalla stessa rivista, con interviste a numerosi (oltre 150) specialisti in nutrizione e scienze degli alimenti, ha evidenziato diverse e sostanziali discordanze di valutazione e classificazione.

Queste discordanze possono essere attribuite, in una parte dei casi, alla diversa disponibilità di informazioni sugli ingredienti e quindi alle scelte interpretative dei ricercatori con conseguenti discordanze valutative cliniche: se un sistema tende a classificare come UPF alimenti che sono anche, per esempio, più ricchi di zuccheri o grassi saturi, gli eventuali esiti avversi potrebbero derivare dalla composizione nutrizionale e non dal processo di trattamento in se’.

Il discorso, alla fine, arriva ad una conclusione piena di dubbi: quando si leggono le notizie riportate dai giornali sui problemi nutrizionale degli UPF, bisogna innanzitutto chiedersi: quale classificazione è stata utilizzata? Con quali criteri operativi? Gli alimenti o ingredienti sono stati classificati sulla base di database generici o di informazioni secifiche?

Senza risposte chiare a queste domande come possono essere raggiunte conclusioni accettabili?
Il problema e’ capire che gli studi sugli alimenti “ultraprocessati” possono celare una quantita’ di problemi irrisolti che ne possono falsare le conclusioni. E’ fondamentale percio’ una reale concordanza generale e internazionale sui criteri e sui metodi.

Occorrera’ aspettare, con prudenza e pazienza…

Daniele Zamperini

https://www.quotidianosanita.it/scienza-e-farmaci/nova-non-e-lunica-proposta-di-classificazione-perche-le-diverse-classificazioni-cambiano-i-risultati-e-cosa-significa-per-la-ricerca-sui-cosiddetti-ultraprocessati/

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