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Postumi di trauma cranico: gravi rischi anche a distanza
Inserito il 31 luglio 2026 da admin. - professione - segnala a: facebook  Stampa la Pillola  Stampa la Pillola in pdf  Informa un amico  

Uno studio pubblicato su Neurological Sciences ( 1) sembra confermare quelli che finora erano solo sospetti dei clinici: I sopravvissuti a un grave trauma cranico hanno un rischio di morte, anche a distanza dell’evento, molto aumentato rispetto alla popolazione generale, e una riduzione importante dell’aspettativa di vita.

Effettuato da un gruppo multicentrico italiano sono stati passati in rassegna tutti gli studi osservazionali longitudinali pubblicati fino a luglio 2025, consultando i principali database scientifici internazionali, per un totale di 471.491 persone con trauma cranico.
Per 60 mila pazienti sono stati esaminati anche i dati di mortalita’, fino a 20 anni successivi al trauma cranico.

L’analisi ha dimostrato che i sopravvissuti ad un trauma cranico mantengono un successivo rischio di morte significativamente superiore rispetto alla popolazione generale. Il rapporto standardizzato di mortalità (SMR) è pari a 3,19, il che significa che il rischio di decesso è più che triplicato.

Fattore fondamentale e’ rappresentato dalla severita’ del trauma
Utilizzando la Glasgow Coma Scale, gli autori hanno osservato che nei traumi lievi il rapporto standardizzato di mortalità è pari a 1,67; sale a 2,84 nei traumi moderati e raggiunge 4,51 nelle lesioni più severe.

In altre parole, chi sopravvive a un trauma cranico grave presenta un successivo rischio di morte oltre quattro volte superiore rispetto ai coetanei della popolazione generale.

Ci sono pero’ dei miglioramenti: grazie ai progressi della medicina (nelle sue varie branche) la mortalità si è ridotta e il rapporto di mortalità è passato da 3,95 negli studi condotti tra il 1974 e il 1987 a 2,18 nelle coorti relative al periodo 2004-2019.

La mortalità raggiunge il suo picco nei primi due anni dopo il trauma, quando il rischio è oltre sei volte superiore rispetto ai soggetti sani (SMR 6,34). Successivamente diminuisce, ma resta significativamente elevata anche oltre dieci anni dall’evento traumatico, con un rapporto standardizzato di mortalità pari a 2,87.
Gli Autori sostengono percio’ che il trauma cranico debba essere considerato una condizione cronica e non un episodio limitato alla fase acuta.

C’e’ poi l’ aspetto della perdita di aspettativa di vita che risulta essere in media di 7,6 anni (fino a 11 anni nei casi piu’ gravi e, paradossalmente, piu’ importante nei soggetti piu’ giovani rispetto ai piu’anziani.
L’ apparente nonsenso sarebbe dovuto, secondo gli autori, alle tecniche di calcolo statistico che partono, nelle varie eta’, da livelli basali diversi.

Elevati, nel periodo successivo al trauma, appaiono i decessi collegati a suicidi oltre a quelli dovuti a malattie cardiovascolari e a infezioni. Secondo gli autori, questi dati suggeriscono che il trauma cranico produca effetti sistemici persistenti che necessitino di un’assistenza multidisciplinare.

In conclusione gli Autori sostengono che, sebbene i progressi delle cure abbiano aumentato la sopravvivenza dopo un trauma cranico, la vera sfida inizi in realta’ dopo la dimissione, allorche’ si comincino a manifestare le conseguenze tardive, troppo spesso misconosciute.

Daniele Zamperini


1) https://link.springer.com/article/10.1007/s10072-025-08706-6

https://www.sanitainformazione.it/trauma-cranico-per-chi-sopravvive-il-rischio-di-morte-resta-elevato-anche-oltre-un-decennio/


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