 Fibrillazione atriale e ablazione: continuare con l'anticoagulante o sospendere?
Categoria : cardiovascolare
Data : 30 aprile 2026
Autore : admin
Intestazione :
Nello studio OCEAN dopo un anno da un'ablazione avvenuta con successo nei pazienti con fibrillazione atriale si potrebbe sospendere l'anticoagulante, perlomeno in casi selezionati.
Testo :
In una pillola precedente abbiamo visto come i risultati dello studio ALONE-AF suggeriscano che, nei pazienti con fibrillazione atriale, dopo un'ablazione con ripristino del ritmo sinusale a distanza di un anno, se non ci sono recidive, si potrebbe sospendere la terapia anticoagulante. Lo stesso argomento è stato oggetto anche dello studio OCEAN [2]. Sono stati reclutati circa 1300 pazienti con fibrillazione atriale sottoposti ad ablazione transcatetere e senza aritmia a distanza di 12 mesi. I partecipanti sono stati randomizzati a ricevere rivaroxaban 15 mg oppure ASA a basse dosi. Sono stai esclusi soggetti con età superiore a 85 anni, stato di ipercoagulabilità oppre grave nefropatia. Il CHA2DS2-VASc in media era di 2,2. Dopo un follow-up di 3 anni non vi era differenza tra i due gruppi per quanto riguarda l'endpoint primario (ictus, embolismo sistemico o nuovo ictus diagnosticato tramite RM): 0,8% nel gruppo rivaroxaban e 1,4% nel gruppo ASA. Anche gli eventi emorragici maggiori non differivano in maniera statisticamente significativa tra i due gruppi: 1,6% per rivaroxaban e 0,6% per ASA.
Che dire? Lo studio OCEAN suggerisce che dopo un anno da un'ablazione efficace nel paziente con pregressa fibrillazione atriale si potrebbe sospendere l'anticoagulante e usare ASA. Da notare che circa il 10% dei pazienti arruolati aveva un CHA2DS2-VASc > 4. Il disegno dello studio differisce da quello del trial ALONE-AF nel quale il paragone era tra continuare l'anticoagulante oppure smetterlo: nell'OCEAN invece si è preferito usare l'ASA come paragone. Quindi lo studio non confronta continuare l'anticoagulazione o smetterla. C'è da dire però che l'ASA nella fibrillazione atriale ha un'efficacia antiembolica molto ridotta, tanto è vero che ormai nessuna linea guida più lo consiglia per cui potremmo quasi considerarlo un placebo. Quindi, a meno che non vi siano altre condizioni che giustificano il suo uso (per esempio una coesistente cardiopatia ischemica) si potrebbe anche non prescriverlo. Un caveat però è necessario: il clinico può ritenere appropriato continuare con l'anticoagulazione in pazienti con rischio tromboembolico molto elevato (per esempio per ripetuti eventi). Insomma, i risultati di questi studi si applicano a pazienti selezionati, con ablazione efficace e rischio tromboembolico basso-intermedio.
Renato Rossi
Bibliografia
1. http://www.pillole.org/public/aspnuke/news.asp?id=8813
2. Verma A, et al. Antithrombotic therapy after successful catheter ablation for atrial fibrillation. N Engl J Med 2025 Nov 8; [e-pub] 10.1056/NEJMoa2509688.41211931
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