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Prevenzione: una parola dalle molte facce

Categoria : scienze_varie
Data : 11 settembre 2026
Autore : admin

Intestazione :

Cosa intendiamo per prevenzione in medicina?



Testo :

Il termine "prevenzione" in medicina, originariamente significava mettere in atto interventi in grado di evitare lo sviluppo di una malattia (o comunque di ridurne il rischio). Come esempio possiamo citare il miglioramento delle condizioni igieniche di una città (grazie ad acquedotti controllati e fognature pubbliche) oppure le quarantene in caso di epidemie: interventi che avevano lo scopo di ridurre il rischio di sviluppo e diffusione delle malattie infettive.

Con il tempo però il termine ha acquisito un significato molto più ampio e oggi la prevenzione identifica interventi che si svolgono su diversi livelli. Possiamo infatti definire cinque tipi di prevenzione.

La prevenzione primordiale agisce a monte sulla popolazione modificando il contesto sociale, economico e urbano per impedire l'insorgenza dei fattori di rischio, attraverso interventi come la creazione di piste ciclabili, spazi verdi, leggi contro l'inquinamento e politiche sul fumo passivo.

La prevenzione primaria interviene invece sul singolo individuo sano per evitare lo sviluppo delle malattie, promuovendo stili di vita corretti, vaccinazioni e la cessazione del fumo: è il livello con il miglior rapporto costo-beneficio e un impatto trasversale su molteplici patologie.

La prevenzione secondaria entra in gioco quando la malattia è già presente ma ancora asintomatica. Gli screening rappresentano lo strumento principale su cui si basa questo tipo di prevenzione. Essi sono volti a una diagnosi precoce per anticipare le cure, come nel caso del tumore del colon-retto, dove la rimozione dei polipi esercita persino una contestuale azione di prevenzione primaria.

La prevenzione terziaria si applica invece a chi ha già sviluppato una patologia conclamata, puntando a limitare i danni, le complicanze e le disabilità, come avviene con la riabilitazione post-infarto o la fisioterapia dopo una frattura.

Infine, la prevenzione quaternaria protegge i pazienti dall'eccesso di medicina, evitando sovradiagnosi, farmaci ridondanti o esami inutili che potrebbero causare più danni che benefici.

Nella pratica clinica, i confini tra questi livelli tendono spesso a confondersi rispetto alle definizioni teoriche dell'epidemiologia. Interventi farmacologici prescritti dopo un evento acuto vengono spesso definiti prevenzione secondaria dai medici (esempio: prescrizione di un antiaggregante dopo un infarto miocardico o un bifosfonato dopo una frattura osteoporotica), pur essendo classificati come terziari se visti dal punto di vista della sanità pubblica.
Allo stesso modo, trattare condizioni asintomatiche come l'ipercolesterolemia o l'osteoporosi viene considerato prevenzione primaria se tali alterazioni sono viste come fattori di rischio oppure come prevenzione terziaria se catalogate come malattie autonome.
Somministrare una terapia antibiotica a un paziente con polmonite viene definito comunemente "intervento terapeutico", ma potrebbe anche essere visto come una prevenzione terziaria per prevenire un ascesso polmonare o una seticemia.

Al di là dei termini utilizzati, tuttavia, l'elemento centrale rimane la comprensione della sostanza dell'intervento e dei suoi reali obiettivi di salute.


Renato Rossi


Per approfondire:

Rossi RL. Guida critica alla prevenzione. Come distinguere screening, farmaci e stili di vita che proteggono davvero. Il Pensiero Scientifico Editore. Roma, Settembre 2026.
http://pensiero.it/catalogo/libri/guida-critica-alla-prevenzione/



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